L’essenziale non è la cognizione ma la comprensione

In quest’epoca di raggiungimenti scientifici e di sintesi di pensiero in ogni settore dello scibile umano, un educatore M. Jones, disse:
“Ma, ahimé, nessuno di tali raggiungimenti fa di noi degli uomini migliori. Non vi è nessuna proporzione tra i depositi in banca e la bontà di cuore. La cono- scenza non equivale affatto alla saggezza e alla nobiltà d’animo… Il mondo non ha mai visto un così grande esercito d’educatori all’opera con la gioventù dei vari paesi, ne mai prima nella storia si è speso tanto denaro per l’istruzione, sia inferiore che superiore. L’effetto complessivo, tuttavia produce la spiacevole sensazione che il bersaglio sia stato mancato. I nostri istituti di istruzione pubblica producono alcuni buoni allievi ed impartiscono ad un gran numero d’individui una massa di fatti scientifici. C’è, tuttavia, un pietoso insuccesso nella meta principale dell’educazione, che è, o dovrebbe essere, la formazione del carattere, lo sviluppo spirituale, la cultura dell’anima”
Le masse cominciano a pensare di testa propria. Ma è in larga misura un pensare di massa, e l’opinione pubblica del momento plasma oggi il pensiero, come un tempo facevano le teologie. L’uomo d’avanguardia ai nostri giorni incontra altrettanta difficoltà che nei tempi passati per farsi sentire nel mondo del pensiero e dell’attività.
Dal punto di vista meno rilevante, si può dire che l’educazione consista nell’impartire ad un alunno, generalmente svogliato, una quantità di nozioni che non lo interessano affatto. Predomina una nota di freddezza e di aridità; si sente che tale presentazione concerne soprattutto la memoria, la somministrazione di quelli che si dicono i fatti, e il dare allo studente poche nozioni relative ad un gran numero di soggetti che non sono tra loro in relazione. Etimologicamente, però, “educare” significa “condurre fuori”, o “trarre fuori”, il che è assai importante. Il significato implicito è dunque di trarre alla luce ciò che nell’allievo (vi è d’istintivo e di potenziale, allo scopo di condurlo da uno stato di coscienza ad un altro più ampio. In tal modo, ad esempio, portiamo i bambini, soltanto coscienti d’essere vivi, ad acquisire coscienza di sé; a divenire consapevoli di sé e dei loro rapporti di gruppo; ad imparare a sviluppare poteri e capacità, soprattutto per mezzo dell’insegnamento vocazionale, al fine di raggiungere l’indipendenza economica e divenire membri auto-sufficienti della società. Per avviare i ragazzi sulla via della conoscenza facciamo leva sul loro istinto di conservazione.
In relazione all’istinto, l’intuizione occupa il lato opposto a quello della ragione. Abbiamo quindi una triplicità interessante: istinto, intelletto, intuizione – l’istinto, per così dire, è sotto la soglia della coscienza, l’intelletto è riconosciuto al primo posto fra le caratteristiche proprie all’essere umano, mentre l’intuizione è al di là di entrambi e fa sentire la sua presenza solo occasionalmente nelle illuminazioni e nelle comprensioni improvvise della verità, che sono il dono dei massimi pensatori.
Sembra che tanto l’Oriente quanto l’Occidente giudichino che un sistema educativo che non riesca infine a guidare l’uomo fuori dal mondo degli interessi terreni, verso la più vasta coscienza delle cose dello spirito, abbia mancato la propria missione e non sia a- deguato alle crescenti esigenze dell’anima umana. Un’educazione che si arresti al livello dell’intelletto ed ignori la facoltà di intuire la verità pur manifestata dalle menti migliori, è assai manchevole.
Il felice avvenire dell’umanità è legato al successo di quegli individui che hanno la possibilità di far cose maggiori, perché più spirituali. Questi membri della famiglia umana vanno scoperti e incoraggiati a proseguire ed a penetrare nel regno dell’intangibile. Si deve dar loro una cultura, una preparazione ed un’educazione che si adattino a ciò che in loro è di meglio e di più elevato. Tale educazione richiede la precisa percezione dello sviluppo e del livello individuale e la giusta valutazione di quale sia in ogni singolo caso il prossimo passo da compiere. Ciò esige, da parte dell’insegnante, penetrazione mentale, sensibilità e comprensione.
Bertrand Russel osserva che: “L’educazione non dovrebbe mirare alla passiva consapevolezza di fatti ormai defunti, bensì ad un’attività rivolta al mondo, che i nostri sforzi dovranno creare”

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Le 10 case da non fare

Quando smetti di fare le cose sbagliate, automaticamente crei più spazio per le cose che ti rendono felice. Quindi, a partire da oggi…

1. Smetti di dare la colpa agli altri.

Smetti di incolpare gli altri per quello che ti capita nella tua vita. Quando dai la colpa agli altri per cio’ che ti accade, stai rifiutando di assumerti la responsabilita’ della tua vita e stai evitando di affrontare i tuoi problemi.
Riprenditi il potere di decidere le sorti della tua esistenza e trova negli altri un alleato, non un nemico. Dare la colpa al prossimo e’ soltanto una scusa e le scuse sono il primo passo verso il fallimento. L’unico responsabile della tua vita e delle tue scelte sei tu.

2. Smetti di cercare di evitare i cambiamenti. Se nulla cambiasse non esisterebbe neppure l’alba del mattino seguente. Molti di noi sono a proprio agio dove si trovano, anche se l’intero universo che ci circonda è in continua evoluzione. Imparare ad accettare questo è vitale per la nostra felicità e il nostro benessere. Perché solo quando si cambia si cresce, e solo attraverso il cambiamento cominciamo a vedere un mondo che non sapevamo potesse esistere. E non dimenticare che la tua situazione attuale, per quanto positiva o negativa essa sia, presto o tardi cambierà. Questa è l’unica cosa su cui puoi fare affidamento. Allora abbraccia il cambiamento, perché questo è il vero alleato della tua crescita.

3. Smetti di cercare di controllare cio’ che e’ al di fuori del tuo controllo. Se tenti di controllare ogni cosa e poi ti preoccupi delle cose che non puoi controllare, sei inevitabilmente destinato a una vita di frustrazione e miseria. Alcune forze sono fuori dal tuo controllo, ma è sempre possibile controllare come reagire alle vicende della vita. L’esistenza di ciascuno di noi presenta aspetti positivi e negativi – che tu sia felice o meno dipende in gran parte dagli aspetti sui quali decidi di concentrarti. La cosa migliore che puoi fare è lasciare andare ciò che non puoi controllare, e investire le tue energie nelle cose sulle quali puoi incidere.

4. Smetti di buttarti giu’ da solo. Nulla ti porterà verso il basso più rapidamente dell’ rimproverare te stesso. La mente è uno strumento eccellente se usato bene, ma se usato in modo non corretto, diventa estremamente distruttivo. Cerca di essere sempre consapevole del girovagare dei tuoi pensieri e del tuo chiacchiericcio mentale. Noi tutti in silenzio parliamo a noi stessi nelle nostre teste, ma non sempre siamo consapevoli di quello che ci stiamo dicendo. Come Henry Ford una volta ha dichiarato: “Se pensi che puoi, o pensi che non puoi, in ogni caso avrai ragione.” Una delle cause principali che ci allontanano dalla felicita’ e’ legato all’insicurezza e ai pensieri negativi che elaboriamo nelle nostre menti. Il modo per superare i pensieri negativi e le emozioni distruttive è quello di sviluppare opposte, emozioni positive che siano più forti e più potenti. Ascolta il tuo chiacchiericcio mentale e sostituisci i pensieri negativi con quelli positivi, ben presto la tua vita ne beneficiera’ su tutti i fronti.

5. Smetti di criticare gli altri.

La negatività che riversi sugli altri quando li critichi finisce innanzitutto per compromettere la tua felicita’. Il segreto per non precipitare in questa spirale negativa e’ imparare ad accettare innanzitutto i tuoi difetti e i tuoi limiti. Quando riesci a sentirti a tuo agio con i tuoi difetti, non ti senti più minacciato dagli altri e non hai più bisogno di rimarcare le imperfezioni altrui.
Quindi, smetti di preoccuparti dei difetti che hanno le altre persone e concentrati su te stesso. Lascia che il costante impegno a crescere e a migliorare ti tenga cosi’ occupato da non avere tempo per criticare gli altri.

6. Smetti di fuggire dai tuoi problemi e dalle tue paure. Affronta i problemi e le paure in modo diretto, non scappare da loro. La soluzione migliore è quella di affrontarli a testa alta, non importa quanto potenti possano sembrare. I timori, in particolare, ti impediscono di cogliere opportunita’ e di prendere decisioni. Ti tengono confinato esclusivamente nel piccolo spazio in cui ti senti completamente a tuo agio. Ma la storia della tua vita è semplicemente il culmine di molte piccole, uniche esperienze, molte delle quali ti richiedono di uscire dalla tua zona di comfort. Fai in modo che le tue paure e i tuoi problemi ti consentano di vivere, non limitarti a soppravvivere.

7. Smetti di vivere lontano dal “qui e ora”. Alcune persone passano tutta la loro vita cercando di vivere in un altro tempo e in un altro luogo. Si lamentano di ciò che è stato, di ciò che avrebbe potuto essere, o di cosa potrebbe accadere domani. Tuttavia, il passato è passato, e il futuro non esiste. Non importa quanto tempo passiamo a rimuginare e a lamentarci, non cambia nulla. Uno dei paradossi più estremi della vita è che la grandezza del nostro futuro dipende dalla nostra capacità di prestare attenzione a cio’ che stiamo facendo proprio oggi, proprio qui, proprio ora. Vivi nel momento. Cerca sempre di essere presente e consapevole dell’istante che stai vivendo. Non fantasticare di essere in vacanza quando sei a lavoro, e non preoccuparti per il lavoro che si sta accumulando sulla scrivania quando sei in vacanza. Vivi qui, vivi ora. Ammira la bellezza della vita che si dispiega intorno a te.

8. Smetti di cercare di essere qualcuno che non sei.

Una delle più grandi sfide nella vita è riuscire ad essere se stessi in un mondo che sta cercando di omologarti a tutti gli altri. Qualcuno sarà sempre più bello, qualcuno sarà sempre più intelligente, qualcuno sarà sempre più giovane, ma non sarai tu.
Non cambiare per cercare di piacere agli altri. Sii te stesso e le persone giuste ti ameranno, e tu ti amerai di più.

9. Smetti di non essere riconoscente. A volte non tutti i pezzi del puzzle della vita sembrano combaciare, ma col tempo ti renderai conto che tutto quadra perfettamente. Quindi sii grato per le cose che non hanno funzionato, perché hanno fatto spazio per le cose belle che ti sono accadute.

E sii riconoscente per coloro che si sono allontanati da te, perche’ hanno permesso di avvicinare a te coloro che oggi sono al tuo fianco.
Non importa quanto le cose stiano andando bene o male nella tua vita, cerca sempre di essere riconoscente per cio’ che hai. Piuttosto che pensare a quello che ti manca, impara ad apprezzare quanto di bello hai gia’.

10. Smetti di rimandare i tuoi obiettivi.

Alcune persone sognano il successo, mentre altre si danno da fare e lavorano sodo per raggiungerlo. Azione e cambiamento vanno inevitabilmente di pari passo. Cerca semplicemente di mettere un pizzico di disciplina nella tua vita. Rimandare qualcosa la rende istantaneamente più difficile e complicata da realizzare.
Cio’ che non inizi oggi non sarà completato entro domani. E non c’è niente di più stressante che il persistente pensiero di un’attivita’ incompiuta.

Il segreto per portare a termine qualcosa è semplicemente iniziare. Il solo fatto di iniziare di solito è sufficiente per creare una dinamica positiva in grado di condurti al risultato. Prova allora a dimenticare la linea del traguardo e concentrati solamente sulla sfida del primo passo.

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Il Mondo non è come sembra

Morpheus e Neo si incontrano per la prima volta

«Morpheus: Immagino che in questo momento ti sentirai un po’ come Alice che ruzzola nella tana del Bianconiglio.

Neo: L’esempio calza.

Morpheus: Lo leggo nei tuoi occhi: hai lo sguardo di un uomo che accetta quello che vede solo perché aspetta di risvegliarsi. E curiosamente non sei lontano dalla verità. Tu credi nel destino, Neo?

Neo: No.

Morpheus: Perché no?

Neo: Perché non mi piace l’idea di non poter gestire la mia vita.

Morpheus: Capisco perfettamente ciò che intendi. Adesso ti dico perché sei qui. Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che c’è. È tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra nel mondo. Non sai bene di che si tratta, ma l’avverti. È un chiodo fisso nel cervello, da diventarci matto. È questa sensazione che ti ha portato da me. Tu sai di cosa sto parlando…

Neo: Di Matrix.

Morpheus: Ti interessa sapere di che si tratta?, che cos’è? Matrix è ovunque, è intorno a noi, anche adesso nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo dinanzi agli occhi, per nasconderti la verità.

Neo: Quale verità?

Morpheus: Che tu sei uno schiavo. Come tutti gli altri sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado purtroppo di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos’è. È la tua ultima occasione: se rinunci, non ne avrai altre. Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.»

THE MATRIX, Scritto e diretto dai fratelli Andy e Larry Wachowski, 1999

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La frequenza che accende empatia e socializzazione

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Tratto da  SchwartzReport del 13 marzo 2012

La tentazione è sempre stata quella di pensare che i popoli con culture che non ponevano il progresso tecnologico come priorità assoluta in tutti gli aspetti della società, fossero primitivi. E’ un errore commesso da molti non-scienziati, e anche da un gran numero di scienziati. E’ sbagliato. Tenete sempre presente che quelle persone erano intelligenti tanto quanto lo siamo noi oggi. In un’epoca in cui la scienza non era guidata da strumenti e macchine, essa dipendeva dalla stretta osservazione da parte degli individui, e veniva poi meticolosamente ricordata e trasmessa di generazione in generazione. È così che si sono sviluppate l’agopuntura, la medicina ayurvedica, e una miriade di altri sistemi altamente sofisticati, inclusa la profonda comprensione dell’architettura. Continua a leggere

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Something is happening

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Kairos  è una parola che nell’antica Grecia significava “momento giusto o opportuno” o “tempo di Dio”. Gli antichi greci avevano due parole per il tempo, kronos e kairos. Mentre la prima si riferisce al tempo logico e sequenziale la seconda significa ” un tempo nel mezzo”, un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale “qualcosa” di speciale accade. Ciò che è la cosa speciale dipende da chi usa la parola. Chi usa la parola definisce la cosa, l’essere della cosa. Chi definisce la cosa speciale definisce l’essere speciale della cosa. È quindi proprio la parola, la parola stessa, quella che definisce l’essere speciale. Mentre chronos è quantitativo, kairos ha una natura qualitativa. Come divinità Kairos era semi-sconosciuto, mentre Crono era consideratto la divinità del tempo per eccellenza.
Si comprendono allora le espressioni di Pindaro (Pyth., IX 78-79) secondo il quale kairos è il punto culminante di qualsiasi cosa e di Sofocle (El., 75 sgg.) che lo identifica con l’ordinatore di ogni grande opera.
Oggi viviamo un tempo in cui il Kairos – il tempo dell’occasione e dell’opportunità – torna ad essere decisivo. Le coincidenze, l’atmosfera, sono aspetti essenziali del tempo inteso come Kairos, tempestas, weather, tempo propizio, tempo speciale. Lo stato dell’atmosfera è il vento, la perturbazione che si avvicina. Ma anche l’atmosfera che regna sul nostro pianeta, nave globale, e il pensiero che si va formando nella mente delle istituzioni internazionali (i deboli capitani di oggi), è la percezione dell’evento eccezionale, la rottura della continuità che incombe. In quel momento il capitano, estraneo al tempo cronologico, vive nel kairos, nel weather. E’ tutt’uno con la tempesta. Ciò che conta, ciò che determina la sua decisione, è l’insieme delle sensazioni che prova. Niente può alleviare il compito di chi deve prendere decisioni. E la decisione del capitano, dell’imprenditore e di ogni manager, sta nell’abbandonare il controllo, nel contraddire il manuale. La capacità di muoversi nell’incertezza ci appare dunque come la manifestazione forse più ricca dell’intelligenza di chi governa, in politica, in Azienda, ma anche nella propria vita.

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Breathe, you are online

Questa calligrafia del maestro zen Thich Nhat Han, realizzata nel gennaio 2012, può costituire un utile strumento di consapevolezza, per chi usa spesso il computer. Quando stiamo su internet (anche con lo smartphone o il tablet), la mente è del tutto assorbita da quello che stiamo facendo o vedendo, e così perdiamo completamente il contatto col momento presente. Col qui e ora.

E allora la calligrafia (che dice “Breathe, you are online”, cioè “Respira, sei on line”) può venirci in aiuto: invitandoci a respirare, ci ricorda che abbiamo un corpo. Che nonostante la nostra mente sia presa da chissà cosa e dove, noi siamo sempre qui.

La frase “Respira, sei on line” si rifà ad una pratica che si sta diffondendo in giro per il mondo, la quale consiste semplicemente nel concentrarsi sul respiro, prima di riportare l’attenzione allo schermo. È molto semplice. Scegli una situazione che di capita spesso, ad esempio, ogni volta che:

apri il browser; lanci una app dal tuo dispositivo mobile; riattivi lo schermo mentre c’era il salvaschermo; sul browser, richiami uno dei tuoi “preferiti“;vai su Google in cerca di qualcosa.

Dopo che hai cliccato sull’icona del browser, ad esempio, prima di cominciare a navigarci, fai uno, due, o ancora meglio tre respiri (tanto ci vuole un po’, per caricare la pagina iniziale). Questi respiri ti riportano al tuo corpo. Alla tua posizione nel tempo e nello spazio. Qui ed ora.

Ogni volta che entriamo nel “cyberspazio“, cioè in rete, la nostra mente è assorbita dai più disparati luoghi, persone e situazioni. Siamo totalmente presi. Come quando siamo al cinema. Ma quello che accade nella realtà è che siamo qui, col nostro corpo, davanti ad uno schermo. Ricordarcelo è molto opportuno.

A volte capita persino che siamo così presi, da non renderci conto quanto siamo ralmente stanchi. L’interazione con gli strumenti elettronici, infatti, è un super-eccitante, per la mente. Tornare al corpo ci aiuta a rendercene conto.

Dunque il mio consiglio è di ricordarti di questa calligrafia. Puoi anche stamparla, o adottarla come sfondo del desktop, se ti va.

Per la cronaca: la calligrafia è una pratica che costituisce parte integrante della tradizione spirituale dell’estremo oriente. L’artista esegue la propria opera in uno stato di assoluta concentrazione, rendendo la pittura una delle tante possibili forme di meditazione. L’origine è quella della calligrafia giapponese (“Shodō”), ma il cerchio (“Ensō”), eseguito con un’unica pennellata di inchiostro nero, è diventato nel tempo una specie di simbolo del buddhismo zen.

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La persuasione debole

La persuasione – cioè il far cambiare idee e comportamenti alle persone senza usare mezzi coercitivi – è un tema studiato sin dai tempi dei Sofisti nell’Antica Grecia.

Ma è durante il XX secolo, con la diffusione della comunicazione mediata (giornali, radio, Tv) e le conseguenti opportunità di persuadere le persone senza doverle incontrare faccia a faccia, che la ricerca sulla persuasione assume massa critica e inizia a essere svolta seguendo il metodo scientifico. Ora, agli inizi del XXI secolo, il mondo della persuasione si prepara per un’ulteriore fase di espansione con l’avvento delle cosiddette «tecnologie persuasive». La nostra vita si è infatti riempita di computer e oggetti digitali che possono essere programmati per agire da persuasori.
Rispetto ai media tradizionali, le tecnologie persuasive introducono diverse novità che le rendono più potenti. Innanzitutto, si basano sul design di software interattivi che, oltre a trasmettere un messaggio persuasivo, possono anche tener conto delle azioni dell’utente. Ad esempio, un’applicazione progettata per promuovere un certo comportamento può fornire un feedback positivo all’utente se quest’ultimo adotta quel comportamento, negativo in caso contrario.
Le applicazioni che sfruttano questa strategia di “condizionamento operante” sono già numerose: si va dai “food diary” e “personal trainer” su telefonino o su orologio digitale, che motivano a seguire una dieta o un programma di esercizio fisico, permettendo all’utente di fissare obiettivi su cui impegnarsi e aiutandolo poi costantemente a calcolare come sta andando, complimentandosi per i progressi o incitando a impegnarsi di più, fino ad arrivare ai “serious game”, che sotto l’apparenza di videogioco propongono esperienze di vita simulata nelle quali sono i comportamenti previsti dal progetto a far vincere. L’uso persuasivo dei videogame può focalizzarsi su obiettivi universalmente condivisibili (ad esempio, giochi che simulano emergenze come incendi e incidenti e premiano i comportamenti corretti di evacuazione o primo soccorso), ma ci sono già casi che suscitano dibattiti etici: particolarmente noto quello di America’s Army, videogioco distribuito gratuitamente dalle forze armate statunitensi che si è rivelato molto efficace nel promuoverne l’immagine (a tal punto da persuadere alcuni giocatori ad arruolarsi nell’esercito reale), ma che premia le azioni violente dell’utente e un punto di vista specifico su come risolvere le controversie internazionali.
Un altro aspetto innovativo delle tecnologie persuasive è che possono tener conto del profilo personale dell’utente e scegliere che tattiche usare in base a esso. Già semplici informazioni come età e sesso permettono di cambiare il linguaggio con cui un’applicazione si rivolge all’utente in modo da aumentare la probabilità di persuasione. Se poi, come nel web, l’applicazione ha accesso a informazioni dettagliate (ad esempio, gli acquisti effettuati o i “mi piace” che l’utente assegna sui social network e che indicano interessi e preferenze di vario tipo (politiche, sessuali, artistiche, di stile di vita,…), la scelta di tattiche e argomentazioni può diventare ancora più mirata. Ad esempio, l’adesione al gruppo “Pensare non è la mia idea di divertimento” può suggerire all’applicazione di prediligere tecniche persuasive basate su elementi superficiali quali le immagini delle celebrità preferite invece di argomenti solidi che richiedono ragionamento.
Infine, con la disponibilità di sensori (dal Gps al cardiofrequenzimetro) su smartphone e dispositivi mobili, le applicazioni persuasive conoscono in modo sempre più preciso il contesto in cui l’utente si trova. E possono automaticamente classificare comportamenti dell’utente (ad esempio, un comune accelerometro permette di capire se l’utente sta camminando, correndo, viaggiando in automobile, facendo ginnastica,…). Questo è l’approccio seguito da Intel per UbiFit, un’applicazione persuasiva che sorveglia l’attività fisica del possessore del telefono e usa lo sfondo dello schermo come feedback. Lo sfondo è un giardino: più sono diversificate le attività fisiche che eseguiamo, più specie di fiori diversi lo popolano; se persistiamo nelle attività, i fiori crescono e per ogni obiettivo settimanale che realizziamo compare una farfalla. Ma se facciamo vita sedentaria, un po’ alla volta i fiori muoiono, le farfalle se ne vanno e sullo schermo spoglio rimangono solo pochi fili d’erba. Una strada analoga è stata seguita anche da Ford per l’interfaccia SmartGauge della propria auto ibrida Fusion. La soluzione adottata usa un display Lcd a destra del contachilometri per visualizzare una pianta rampicante animata: più il software rileva comportamenti di guida eco-compatibili, più la pianta cresce rigogliosa e decora il cruscotto con la sua immagine colorata.
E mentre arrivano sul mercato le prime auto persuasive, la ricerca lavora a scenari in cui tutti gli oggetti tecnologici si preoccupano di migliorare i nostri comportamenti. Un ruolo suggestivo in questo futuro lo ricoprono i robot antropomorfi che possono adottare le tecniche di persuasione interpersonale degli umani. Ma anche i robot non antropomorfi hanno delle chance: una ricerca svolta dall’Università di Eindhoven ha sperimentato un gatto robotico (iCat) della Philips, programmandolo per indurre le persone a scelte di risparmio energetico nell’uso della lavatrice. Il felino robotico, che usava l’espressività facciale per dare feedback sui comportamenti dell’utente e poteva anche aggiungere commenti vocali, si è rivelato molto più persuasivo di soluzioni che indicano i consumi della lavatrice usando tradizionali display testuali e numerici.

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