Fermarsi (anche) sul web, l’ arte di sapersi annoiare


L’ ozio padre dei vizi? È una battuta che ebbe una certa fortuna nell’ Ottocento ma ormai ha perso valore, anzi si può ritenere completamente falsa. La noia è fastidiosa? Non sempre e non necessariamente, tanto che dal dibattito attuale ha ottenuto numerose rivalutazioni. Saper oziare, annoiarsi, mettere un giusto distacco tra noi e il lavoro o la frenesia del fare significa – anche e soprattutto – ricaricare lo spirito. Non a caso il De otio, l’ ottavo libro dei Dialoghi di Lucio Anneo Seneca, esalta il ritiro dagli affari pubblici; non incidentalmente Paul Lafargue (1842-1911), genero di Marx, pubblicò nel 1887 Il diritto all’ ozio, in cui si possono leggere passi che non hanno perso quel sapore controcorrente che resta il sale delle rivoluzioni: «È follia l’ amore per il lavoro, la passione esistenziale del lavoro, spinta fino all’ esaurimento delle forze vitali dell’ individuo e della sua progenie. Anziché reagire contro questa aberrazione mentale, i preti, gli economisti e i moralisti hanno proclamato il lavoro sacrosanto». E anche oggi, allorché il nostro tempo è sempre più tormentato dallo stress da web, spunta l’ ozio online. Dove? Come? L’ inventore di questo riposo da computer è l’ inglese Alex Tew, oggi a capo della società PopJam, che ha ideato un rimedio dal nome Do Nothing For 2 Minutes. In che cosa cosiste? È molto semplice: chi entra in questo sito si trova davanti un tramonto delizioso e sente come sottofondo le onde del mare, mentre al centro dello schermo appare un conteggio alla rovescia della durata di due minuti e una scritta invita a rilassarsi e a non toccare nulla del dispositivo tecnologico con il quale si sta operando. Via le mani dalla tastiera, dal mouse, dallo scroll. Se nel lasso di tempo concesso non si resiste e si interviene anche lievemente, allora appare la scritta «fail», «prova fallita». Per superare l’ esame d’ ozio si deve ricominciare da capo e perdersi di nuovo in se stessi per due minuti interi. Quello spazio zen ricavato lottando contro le navigazioni senza requie chiede rispetto. Che dire? Innanzitutto bisogna ammetterlo: è un’ idea semplice ma degna della massima attenzione, giacché consente a chi sta dedicando la vita al computer di ricordarsi che ci sono al di là dello schermo i tramonti, le onde, forse la bellezza che mai abbiamo incontrato, il mondo. La realtà non è virtuale. E poi ci siamo noi, che man mano aumentano i ritmi di vita necessitiamo di riflessioni più attente, sentiamo il bisogno di escogitare sistemi per ricaricare lo spirito o di riprendere una confidenza con la meditazione (che nella società della dittatura telematica è sostanzialmente ridotta ai minimi termini). Eppure, senza l’ interiorità che nasce dalla riconquista del proprio tempo, l’ uomo si smarrisce o, come si diceva sino a qualche decennio fa, si aliena. «Nell’ ozio, nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla», ha scritto Virginia Wolf in Una stanza tutta per sé. L’ idea che sta dietro Do Nothing For 2 Minutes è anche un campanello d’ allarme in una società nella quale – come ha rilevato il sociologo Domenico De Masi – la creatività predomina sulla manualità, i confini tra attività, studio e gioco si confondono e con sempre maggiore frequenza si lavora senza accorgersi di farlo. Il nostro è un mondo dove sempre più libertà è messa in vendita. Staccare significa ritrovare quello che siamo, vale a dire noi stessi. O, se si vuole, oziare vuole dire difendersi dalla nuova aggressività che si nasconde con demoniaca insistenza negli impegni telematici. Del resto, da Sant’ Agostino a Petrarca sino ai teorici della riduzione dell’ orario di lavoro – in questo periodo di crisi non particolarmente in auge – ci ricordano che nel tempo lontano dagli impegni troviamo le cose essenziali della vita: l’ amore, il bello, l’ armonia, la preghiera, buona parte delle intuizioni che recano bene all’ uomo.

Corriere della Sera

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2 risposte a Fermarsi (anche) sul web, l’ arte di sapersi annoiare

  1. Romana ha detto:

    Sono pienamente d’accordo, il ritmo di lavoro che ci viene imposto dall’ansia di potere e conquista ( di chi sta sopra) per spingere a migliorare in qualità competitività e stipendio, è a volte disumano, nel senso che ci fa perdere il contatto con il vero “vivere” ma, oggi funziona così, credo proprio che i media abbiano la cpacità di stimolare anche a fermarsi due minuti per riflettere. Certo farlo perchè te lodice chi influisce sulle tue abitudini quotidiane è una scelta come le altre, : estate?.. bisogna andare in vacanza e se non si può si fa un mutuo. Vestirsi? se il jeans strappato non è griffato non vale, E’ un vivere senza riflessione e senza accettazione di ciò che si ò, perchè non ci si conosce e non si è disposti ad accettarsi al di là, anzi contro le convenienze del “gruppo”. Ma forse bisogna diventare vecchi per questo. ahime!!!
    Anch’io sono una cresciuta con “prima il dovere poi il piacere” ma non certo a questi ritmi. Mio marito invece è capace di oziare, infatti dice sempre, noi dai meridionali dovremmo imparare a vivere. oziare è un’arte.
    Grazie per la mail, mi stimola a rispondere,… e devo farlo subito!! ahime! ancora ahime!!
    Buon fine settimana
    Romana

  2. Nicola ha detto:

    Mi trovo d’accordo con quanto avete scritto.
    Aggiungo che l’ozio, in particolare durante le vacanze (termine che deriva da “vacatio” = mancanza, da tutto quanto solitamente ci assilla) è la condizione fondamentale per trovare la tranquillità e la calma per riflettere e per trovare soluzioni.
    Invece solitamente ci riempiamo il tempo in continuazione, come se avessimo paura di restare da soli con i nostri pensieri.
    Buona giornata a Tutti.
    Nicola

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