Dall’intelligenza collettiva alla inconsistenza della folla digitale


La comunicazione digitale inesorabilmente  (lo abbiamo visto in molti casi recenti specialmente in periodi elettorali) ha trasformato la “lotta di classe” in uno sciamare della moltitudine.

La moltitudine è la reale forza produttiva del  mondo digitale, mentre il Potere adattandosi, è diventato un  apparato di cattura che si alimenta della vitalità della moltitudine.

Tale dinamica, apparentemente orizzontale, decentrata e “democratica”, in realtà non dà scampo  dato che, non può esistere “lotta” e quindi resistenza, semplicemente perchè la moltitudine è l’unica classe.

La moltitudine, cioè la nuova folla, è uno sciame digitale con caratteristiche che la differenziano radicalmente dal classico schieramento di classe: lo sciame digitale non possiede un’anima, uno spirito dato che l’anima raduna e unisce, mentre lo sciame digitale è composto da individui isolati che non sviluppano un “Noi”.

Lo sciame digitale si muove per ondate, che per la loro natura fluida e volatile, tuttavia, non sono in grado di strutturare un progetto dato che,  per questo scopo, sono troppo incontrollabili, imprevedibili, instabili, effimere e amorfe.

Montano all’improvviso e si disfano altrettanto velocemente.  Manca loro la stabilità, la costanza e la continuità, irrinunciabili per il discorso pubblico.

Massa è potere.

Questa decisione manca agli sciami digitali: essi non marciano, si dissolvono con la stessa rapidità con cui si sono formati.

A causa della loro fugacità non sviluppano energie politiche.

Il “Potere” ha compreso che i rappresentanti politici del passato non sono più trasmettitori, ma barriere. Ed ecco allora che il “Potere” si trasforma fluidamente, grazie alla  richiesta di maggiore partecipazione e trasparenza, in  crescente presenza mediatica digitale, minacciando universalmente il principio di rappresentanza.

La presenza mediatica del “Potere” orienta astutamente gli sciami verso l’indignazione digitale e la rabbia; la rabbia per sua natura è uno stato affettivo, a differenza dell’ira produttrice di azioni, non dispiega alcuna forza e quindi non determina né  azione né narrazione.

La dispersione, che contraddistingue la società di oggi, non permette all’energia dell’ira di sorgere. Il furore in senso enfatico è più di uno stato affettivo: è una capacità di interrompere uno stato in essere e di farne iniziare uno nuovo. In questo modo produce il futuro.

La massa indignata di oggi è oltremodo superficiale e distratta: le manca qualsiasi massa, qualsiasi gravitazione necessaria per le azioni.

Non genera alcun futuro.

Purtroppo la comunicazione digitale, specialmente in periodi elettorali, favorisce la dispersione, che non corrispondendo a distanza, porta ad una commistione di pubblico e privato diventando “spettacolo” dal latino spectare, cioè un puntare lo sguardo voyeuristico, al quale manca il riguardo distaccato, il rispetto (respectare).

La distanza è ciò che distingue il “respectare” dallo “spectare”. Una società senza rispetto, senza pathos della distanza sfocia in una società del sensazionalismo generatore di nuove ondate nutrimento dello sciame digitale.

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