Ex perienza


Dai risultati di una recente indagine emerge che la nuova era digitale ha messo in profonda crisi l’esperienza umana a causa della complessa e intricata collocazione dell’uomo all’interno delle tecnologie digitali e artificiali di rete che ineluttabilmente operano sempre più separate e lontane dai modi umani della consapevolezza come l’attenzione, la percezione e la coscienza.

Paradossalmente, mentre noi cerchiamo di replicare nelle macchine le nostre dinamiche sensoriali, le macchine ci stanno progressivamente allontanando da questi processi.

Tale allontanamento, superficialmente giustificato dall’idea che il digitale distrugge la temporalità accelerandola, è spiegato da alcune teorie sulla base del fatto che le tecnologie digitali e artificiali, lavorando su dimensioni temporali sotto percepite dall’uomo, catturano con anticipo i dati di un tempo presente a noi inaccessibile, usandoli per costruire un futuro tempo presente che sarà usufruibile dalla nostra percezione, esperienza e coscienza.

In tale ipotesi non parleremo di allontanamento ma di estensione.

In effetti, quello di cui la nostra coscienza fa esperienza come “suo” presente, in realtà, è già passato: il presente dell’umanità non è il presente delle macchine. La cattura di nuove sensibilità e percezioni attraverso sensori avviene con dinamiche temporali caratterizzate da un fondamentale orientamento ad un futuro momento che ci diventerà presente. In questo presente anticipato l’esperienza diventa, o meglio, diventerà disponibile alla coscienza e alle sue future riflessioni. Quindi parliamo di un sistema anticipatorio il cui stato corrente è influenzato non tanto e non solo dal suo stato passato, ma sopratutto dallo spazio delle sue possibilità future la cui percezione, in termini di traiettorie di temporalità diverse, daranno la possibilità di “creare più tempo” e non, come alcuni pensano, di accelerarlo e comprimerlo.

Quindi forse siamo di fronte ad un disorientamento derivante dall’uso tradizionale della coscienza umana a fronte di una necessaria riconcettualizzazione per funzionare nelle nuove dimensioni post-esperienziali in una forma anticipatoria e non solamente accelerata. Quindi, forse, la crisi dell’esperienza deriva dall’evoluzione ad agire dalla modalità feed-back allo modalità feed-forward in cui il nostro comportamento atteso è costantemente modulato sul futuro senza attendere un controllo reattivo postumo.

Certo in questo scenario si porranno nuove questioni filosofiche, penso al tema dell’intenzionalità in una coscienza sempre proiettata al futuro (mi viene in mente il film minority report)….. chissà forse anche questo fa parte dell’evoluzione della coscienza umana.

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